Il primo documento che cita la chiesa di Santa Maria del Piano è un atto dell’imperatore Enrico
II che, nell’anno 1024, nomina la Cella Nevigensis. In seguito il monastero benedettino e la chiesa
si ampliarono sino a raggiungere notevoli dimensioni, comprendendo anche un’azienda agricola
(grangia), di ben 250 giornate piemontesi (3.810 m2).
La chiesa aveva pianta basilicale orientata, con tre navate e tre absidi semicircolari, e campanile con base
quadrata. Nel campanile, i primi due ordini non hanno aperture, mentre nei successivi, su ognuno dei
lati si aprono due monofore. Purtroppo già nel XVII secolo la chiesa era in rovina e, a fine Ottocento, le
tre absidi e la torre apparivano diroccate. Dell’edificio originario rimangono oggi la sacrestia, trasformata
in cappella, ed il campanile, uno tra i più interessanti del romanico in Piemonte.